Tacloban è il capoluogo della provincia di Leyte, la zona maggiormente colpita dal tifone Haiyan. Le case qui sono tutte ad un piano, anche a causa della violenza del tifone, che nel 2013 ha raso completamente al suolo quest’area. Lungo le strade si respira ancora la devastazione: parti di mura sbucano fuori dalla terra, ammassi di lamiere e tavole di legno che un tempo erano case giacciono abbandonate.

Insieme a Zenia, una delle loro guide, Marta e Pierre vanno a trovare il fratello della donna, che vuole renderli testimoni di quella che è ora la vita dei filippini. La strada per arrivare a casa sua non è semplice: dopo una serie infinita di mezzi di trasporto, dai Jeepney alle bicilette con carretto, i tre arrivano nel quartiere dove vive l’uomo.
Qui le case a prima vista sembrano strane: sono per metà in pietra o cemento e per metà in legno o bambù. La ragione è chiara: la prima parte è tutto quello che resta delle abitazioni prima del tifone, la seconda è il risultato del duro lavoro degli abitanti per tornare ad avere delle pareti. I tetti sono costruiti per la maggior parte con foglie di banano e palma. Quando piove è meglio avere un ombrello anche in casa.

Il fratello di Zenia racconta a fatica la sua storia: quel giorno, oltre al tifone, due tzunami alti più di una casa a due piani, si abbatterono sulla città, a poche ore di distanza l’uno dall’altro. Impossibile salvarsi, se non rifugiandosi sopra il tetto di uno stabile più alto di loro.
I due fratelli fanno vedere ai ragazzi dei video amatoriali di sopravvissuti, registrati durante il primo tsunami: un muro di fango che implacabile avanza senza fatica e rade al suolo case, trascina con sé auto, camion, abbatte alberi come fossero fuscelli d’erba.

Dopo poche arrivò anche il secondo, che finì di spazzò via anche quel poco che era rimasto. Lo scheletro di una delle più grandi fabbriche della zona, visibile dalla loro casa, è testimone di quanto successo: dell’area immensa dove prima lavoravano centinaia di persone oggi restano solo un prato verde ed un silos arrugginito.

Dopo l’arrivo di Odessa, la loro seconda guida, Marta e Pierre si spostano nella vicina spiaggia di sabbia nera. Qui si godono qualche ora spensierata, guardando i bambini che giocano. Alcuni di loro sono nati dopo il passaggio del tifone e non temono il mare e la sua furia.

“Non dimentichiamo il passato, ma dobbiamo vivere il presente e cercare di costruire un futuro migliore per loro. E nonostante tutto, ringraziamo Dio perché ci ha risparmiati”.

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