NEWS

Quando il turismo ri-parte dalle tradizioni artigiane: i seggiolai di Gosaldo, una storia da non dimenticare

Ago 2, 2021

Una località “fuori dai radar” dei principali circuiti turistici che attraversano le Dolomiti, una storia straordinaria recuperata grazie alla tenacia e alla passione di un gruppo di abitanti e dall’impegno della Pro Loco. Gosaldo è un piccolo comune dell’agordino, oggi conta poco più di 500 abitanti: dalla seconda metà dell’Ottocento, quando la tradizionale attività mineraria andò in crisi, fino al secondo Dopoguerra, fu caratterizzato dalla produzione di sedie, realizzate dai “seggiolai” che giravano il Nord Italia e l’Europa per proporre i loro prodotti. Una tradizione artigiana unica, quasi del tutto dimenticata riportata in luce dai residenti guidati da Mario Pongan, presidente di Aics Veneto.

È stato così possibile recuperare le memorie degli anziani, stimolando una nuova proposta di turismo esperienziale che verrà presentata a Itinerando 2022. Oggi il museo etnografico locale dedica una sezione al racconto della storia dei seggiolai, che avevano ideato un linguaggio in codice speciale per comunicare fra loro, e la tradizione è oggetto di dimostrazioni ed eventi.

Ma quella di Gosaldo non è l’unica storia recuperata: curiosa e ricca di suggestioni la vicenda della piccola California, località il cui nome singolare derivava dall’albergo che con le sue serate danzanti nel secondo Dopoguerra era tappa privilegiata da parte di tanti giovani. La frazione fu spazzata via dall’alluvione del 1966 (anche se fortunatamente non si registrarono vittime): nel 2003 la sua storia è stata oggetto di una mostra fotografica e ogni anno in agosto la Pro Loco di Gosaldo e la Pro Loco Monti del Sole di Sospirolo organizzano una passeggiata dedicata alla riscoperta di California.

LA TESTIMONIANZA: IL BAR DEL PAESE COME LUOGO DI SOCIALITÀ

Particolarmente significativa la testimonianza raccolta da Amelia B. Edwards nel 1872 nel libro “Cime inviolate e valli sconosciute” e citata da Mario Pongan.

«Nelle scorse settimane – spiega Pongan – la stampa locale ha dato risalto all’apertura di un bar a Gosaldo voluto dal mondo del volontariato e dall’Amministrazione Comunale per dare un minimo di servizio e socialità ad un paese duramente colpito da Vaia e che ha visto nel tempo perdere quel tessuto fondamentale costituito da strutture commerciali e di accoglienza. Lo spopolamento della montagna è la conseguenza più immediata e lo sarà sempre di più se non si creano servizi sul territorio. L’evento segnalato mi porta a rileggere un passo del libro “Cime inviolate e valli sconosciute” scritto da Amelia B. Edwards nel 1872 durante il suo peregrinare nelle Dolomiti. Ecco un passaggio del testo dove Amelia racconta il suo arrivo al “villaggio di Gosalda” proveniente da Agordo dopo aver raggiunto la sommità del passo:

“…Scendemmo per due miglia e raggiungemmo il villaggio di Gosalda sparso sul declivio di fronte al Monte Pizzon, al Monte Prabello e alla valle del Mis.
Stanche e accaldate, decidemmo di sostare in un modestissimo albergo per consumare il solito pranzo di mezzogiorno…
Come sempre, chiedemmo pane, formaggio e vino, precisando che il vino era destinato agli uomini e che a noi servivano tazze da té e cucchiaini.
L’albergatrice, educata e gentile, ma con un terribile gozzo che le conferiva un’espressione penosa di stupidità, tentennò la testa sconcertata. «Tazze?» Con un mezzo immediato, ma soprattutto per farle comprendere, senza offenderla, ciò che ci occorreva, disegnai una tazza e un cucchiaio sulla parete bianca. Dopo pochi attimi la donna ritornò trionfante con due grandi ciotole e due cucchiai di metallo pesante e di una misura enorme…
Mi azzardai a ricordarle il pane e a domandarle se gli uomini avessero già avuto il vino. Essa fece cenno di no, scuotendo la testa ripetutamente.
«Vino sì!», essa rispose con tono d’oracolo, «pane no.»
Ci sembrò ragionevole suggerire che se il pane era terminato, mandasse subito qualcuno a comprarlo. Invece no. Questa volta non scosse la testa, ma il dito indice in un gesto negativo tipicamente italiano: sarebbe stato inutile mandare a comprare il pane dato che quel giorno, in tutto il «paese», non ne era rimasto nemmeno una briciola. Il pane veniva portato dalla valle due volte alla settimana, ma il fornaio non era mai puntuale e già cinque giorni erano passati dall’ultima volta. In quel momento, in nessuna casa di Gosalda, nemmeno in quella del Parroco, ne era avanzata una sola crosta.
«Ma come mai non fabbricate il pane voi stessi, qui a Gosalda?» domandai quando la donna terminò questa stupefacente spiegazione. «Eh Signora, noi non abbiamo un fornaio.»
«E cosa mangiate quando il pane non arriva?»
«Eh Signora, mangiamo polenta.»…”

Un brano che restituisce un’atmosfera d’altri tempi, un brandello significativo di quella storia che gli abitanti locali con la loro infinita passione hanno recuperato contribuendo a portare nuove forme di turismo lento, rispettose dell’ambiente e dei luoghi, in un territorio segnato dallo spopolamento.